26 Mar 2025 - articoli

Il tema della pace è di per sé sconfinato e impone di scegliere ogni volta un punto preciso dal quale prenderlo. Io ho pensato di partire dalla domanda: qual è il nostro rapporto con i valori ideali? La pace è uno di questi ma ce ne sono molti altri nei quali noi e la società diciamo di credere: l’amore del prossimo, la giustizia, l’uguaglianza, la libertà, la fraternità, in una parola la santità, per chi ha un credo religioso, e la perfezione per chi ha una fede laica.
E’ importante, per noi e per gli altri, che riusciamo a distinguere due modi possibili di metterci in rapporto con i valori ideali: il primo modo consiste nell’illuderci e il secondo modo consiste nel credere veramente nelle illusioni. Il punto di partenza è quello di intenderci sul concetto di valore ideale. Perché se pensiamo che un valore ideale possa essere tradotto nella realtà, cioè possa essere pensato come possibile, allora lo trasformiamo in illusione perché la natura dell’illusione, come ci ha insegnato Freud, è il prevalere del registro del desiderio sul registro dell’esame di realtà.
In questo senso tutti i valori, anche la pace universale, se li pensiamo come “possibili”, li trasformiamo in illusioni in quanto sappiamo per esperienza che non sono mai stati tradotti, e non potranno mai esserlo, in realtà ma, e qui sta il punto cruciale, noi possiamo decidere di dargli credito, di crederci, in quanto, pur essendo “impossibili” da tradurre nella realtà, noi li riteniamo meritevoli di essere apprezzati come finzioni ideali, da utilizzare convenientemente come indicatori di una mèta alla quale tendere pur sapendo che non la potremo mai raggiungere.
Illudersi è più facile e non costa niente anche perché ci permette di avere il godimento secondario della delusione che, invece di spingerci all’azione, ci permette di acquietarci in una posizione di vittimismo depressivo di natura masochistica che giustifica il non fare niente perché “purtroppo non c’è niente da fare”.
Credere nelle illusioni, nel nostro caso credere alla pace come illusione o come finzione ideale, cioè come valore impossibile da tradurre completamente nella realtà, significa non adagiarsi di fronte a una realtà che si presenta distante dall’ideale e, allo stesso tempo, fare ogni giorno il possibile per avvicinarci alla sua realizzazione. In questa prospettiva non c’è spazio per la delusione e tanto meno non c’è spazio per la mancanza di azione: si ha la speranza (il credere, la fede, ogni fede è il presupposto della speranza), si ha la speranza, anzi la certezza, che valga la pena di “fare la pace”, cioè di ostacolare in ogni modo la guerra e la sua logica.
La logica della guerra, (in greco guerra si dice pòlemos) è la logica della polemica che, come vediamo tutti i giorni, è diventata la logica del nostro vivere sociale: basta vedere lo spettacolo quotidiano dei dibattiti televisivi o gli scambi sulla Rete, oltre che le forme delle relazioni sociali della nostra quotidianità.
Credere nelle illusioni, non “illudersi”, è la premessa per avere un sogno (“io ho un sogno”, ricordate?) ma facendo attenzione che non sia un “sogno a occhi aperti” proprio di chi si limita a sognare a differenza di chi si propone di fare tutto il possibile per avvicinarsi a una mèta che ritiene irraggiungibile ma per la quale è disposto, se necessario, a dare la propria vita.
La nostra proposta è quella di offrirvi in questo spazio la possibilità di fare qualcosa per la pace senza lasciare lo spazio a qualsiasi logica polemica perché scegliamo di non illuderci ma, come diceva Leopardi nello Zibaldone, scegliamo di “credere nelle illusioni durevoli e forti” quanto basta per non cedere le armi ( metafora quanto mai adeguata in un contesto in cui si parla di guerra!), non cedere le armi di fronte a una situazione nella quale sembra che la logica della guerra stia avendo il sopravvento.
Sergio Premoli